Ognuno di noi, ricevuta la chiamata, non ha saputo resistere al profumo del playground, e il forte shock dovuto all'entusiasmo iniziale ha provocato un rilascio di endorfine che, pur provocando un effetto benefico iniziale, porta con sé un effetto secondario non sempre piacevole, una sorta di rottura temporanea, e ognuno di noi ha affondato i ricordi in un passato che non è mai esistito, ma profondamente radicato nella memoria.
Il paradigma classico della linea temporale:
<--passato-->istante<--futuro-->
è stato sostituito dal deformato e destabilizzante
<--mito-->istante<--futuro-->
Per questo motivo, le frasi più ricorrenti, al momento dell'adesione al playground sono state:
"Un tempo ero un grande play", "15 anni fa non mi fermava nessuno", "Ho giocato in C1"
E' naturale dunque che anche l'ultimo arrivato in ordine di tempo si sia presentato nel modo che vedete sotto:
giovedì 27 settembre 2007
Mitomanie
Postato da
Raf
alle
01:06
Tag: "ero un giocatore", fanatismo, mitomanie
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5 commenti:
Quando avevo 16 anni mi han chiamato i San Antonio Spurs per un provino. Non potei andare per la cresima di un cuginetto, e l'ho sempre rimpianto, fino a questi europei. Dopo aver visto giocare Andrea Bargani in azzurro, ho capito che l'NBA prende qualunque bidone.
Nel 1968 ho passato un alley oop a Chamberlain. Wow, che tempi memorabili quelli.
Beh, Raffaele, che dire allora di quando lanciavo in contropiede il piu' grande di tutti, Pete Maravich? peraltro Pistol mori' per attacco di cuore a 40 anni (la mia eta'), giocando in un playground. Mmmh, mi fa riflettere la cosa...
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